martedì 17 gennaio 2012
parole parole parole
Ci sono momenti nei quali non si ha niente da dire e si sta zitti, altri nei quali non si ha comunque niente da dire ma lo si vuole rendere noto. Rieccomi qua.
lunedì 16 febbraio 2009
sabato 24 gennaio 2009
OdiOscOla
Cito SCOLA che attacca la stampa sulla questione veronese dei preti pedofili: "il grande giornalista si vede qui, è colui che non gioca alla smentita, ma colui che dà la 'buona notizia', perché persegue il fine del 'bene pratico', della valorizzazione sistematica del positivo". In sostanza, per Scola bisogna dare solo buone notizie! E che diamine, mica si può raccontare quello che succede, solo quello di bello che accade nel mondo...
SCOLA, poi, essendo un cristiano cattolico quindi presunto detentore della verità assoluta, crede che anche i giornalisti abbiano questa sua supponenzae siano capaci di raccontare "LA VERITA'": Secondo il patriarca di Venezia, i mass media sono tentati a volte ad aver "fede nella verosimiglianza, all'apparente conformità al vero, più che nella verità". Molto più REALISTICAMENTE il giornalista ricerca proprio la verosimiglianza, tentando di portarla il più possibile vicina al vero grazie alla VERIFICA delle notizie. Sarebbe bello raccontare "la verità" così com'è, ma giusto un borioso cardinale può essere convinto di averla pronta in tasca...
SCOLA, poi, essendo un cristiano cattolico quindi presunto detentore della verità assoluta, crede che anche i giornalisti abbiano questa sua supponenzae siano capaci di raccontare "LA VERITA'": Secondo il patriarca di Venezia, i mass media sono tentati a volte ad aver "fede nella verosimiglianza, all'apparente conformità al vero, più che nella verità". Molto più REALISTICAMENTE il giornalista ricerca proprio la verosimiglianza, tentando di portarla il più possibile vicina al vero grazie alla VERIFICA delle notizie. Sarebbe bello raccontare "la verità" così com'è, ma giusto un borioso cardinale può essere convinto di averla pronta in tasca...
martedì 20 gennaio 2009
ObaMadaY

Obama-day. C'è bisogno di avere qualcosa o qualcuno in cui sperare. Su questo non c'è dubbio. Che poi sia giusto o sbagliato concentrare le aspettative su di lui, beh, questo è tutto da vedere. Intanto crediamoci un po', perché è confortante pensare che, per una volta, un politico sia capace di rappresentare gli aspetti migliori dell'essere umano.
mercoledì 14 gennaio 2009
Inutile scrivere quando non si ha niente da dire. Ho avuto qualche momento di paralisi cerebrale, appiattimento della massa grigia. Sto recuperando, con calma. Perché l'intelligenza, ammesso e non concesso che ne sia dotata, è esercizio continuo e sforzo e soprattutto curiosità. Ce ne sarebbero di temi sui quali inanellare parole, una dietro l'altra, a partire da Gaza, passando per Obama e finendo con i fatti di casa nostra, e invece sono qui a ricordare un anniversario. Già, perché alla fine cosa ce ne importa del resto del mondo? Sono le nostre piccole suggestioni a farci tirare avanti la carretta.
In questi giorni ricorre l'anniversario della morte di De André, in radio si sono fatti speciali, Fazio gli ha dedicato una prima serata, io gli offro un post di poche righe. Già, e la ragione è strettamente legata al ragionamento sul cervello di cui sopra.
Il fatto è che questo è l'unico cantautore italiano che riesca a stimolare le mie sinapsi, che mi faccia venir voglia di pensare, di ribellarmi alla consuetudine e tentare di creare ragionamenti e non solo sorbirne altrui per poi credere di averli prodotti. Non so se riesco a spiegarmi: generalmente ce ne stiamo in un punto x del mondo, bombardati da informazioni e opinioni, ma quando e quanto ci soffermiamo a riflettere su un concetto? Quanto le opinioni che si stratificano in noi ci appartengono veramente? Quanto ci lavoriamo sopra? La risposta, almeno nel mio caso, è poco. E non so perché quando ascolto De André sono stimolata a far l'opposto, sarà emulazione. Fatto sta che la ricerca della profondità, e non della felicità come potrebbe dire uno scontatissimo Muccino, è lunga e perigliosa. Conto sul fatto di vivere a lungo (e faccio precauzionalmente delle corna).
Un pettirosso da combattimento...
In questi giorni ricorre l'anniversario della morte di De André, in radio si sono fatti speciali, Fazio gli ha dedicato una prima serata, io gli offro un post di poche righe. Già, e la ragione è strettamente legata al ragionamento sul cervello di cui sopra.
Il fatto è che questo è l'unico cantautore italiano che riesca a stimolare le mie sinapsi, che mi faccia venir voglia di pensare, di ribellarmi alla consuetudine e tentare di creare ragionamenti e non solo sorbirne altrui per poi credere di averli prodotti. Non so se riesco a spiegarmi: generalmente ce ne stiamo in un punto x del mondo, bombardati da informazioni e opinioni, ma quando e quanto ci soffermiamo a riflettere su un concetto? Quanto le opinioni che si stratificano in noi ci appartengono veramente? Quanto ci lavoriamo sopra? La risposta, almeno nel mio caso, è poco. E non so perché quando ascolto De André sono stimolata a far l'opposto, sarà emulazione. Fatto sta che la ricerca della profondità, e non della felicità come potrebbe dire uno scontatissimo Muccino, è lunga e perigliosa. Conto sul fatto di vivere a lungo (e faccio precauzionalmente delle corna).
Un pettirosso da combattimento...
sabato 27 dicembre 2008
nEvE
Sono due giorni che ho dei terribili mal di testa. E se fisso lo sguardo nel vuoto riesco a visualizzare delle cose. Due giorni che ti vedo talmente strano, apatico, insofferente...Temo sia iniziato quel periodo dell'anno - da Natale a fine febbraio - durante il quale generalmente mandi in vacca i mesi passati assieme.
martedì 16 dicembre 2008
lAvOroEnOn
Due minuti per aggiornare questo spazio silente da tempo. Ho iniziato una nuova avventura lavorativa. Non so dove mi porterà, sinceramente in questo momento non è fra le domande principali che mi pongo. Per una volta nella mia vita ho deciso di far tacere la parte cervellotica di me e dedicarmi al solo "fare". Probabilmente puntare in questa direzione è quello che mi serve, adesso. Ci sono cambiamenti in atto, un po' su tutti i fronti, e alcuni mi spaventano non poco. La paura è sempre la stessa: fallire, rovinare tutto. Ma alla fine sono certa che, qualunque sia il risultato, sarò sempre in grado di indossare una maglietta colorata e uscire in strada a respirare aria fresca con un sorriso stampato in faccia e gli occhi lucidi.
Dunque avanti, proviamo a dare il meglio.
Dunque avanti, proviamo a dare il meglio.
sabato 13 dicembre 2008
venerdì 21 novembre 2008
tEsT
Se c'è una cosa che mi dà fastidio è la mancanza di chiarezza, immediatezza, prontezza di riflessi e coraggio. Purtroppo il virus sembra essersi diffuso in tutto il mondo. Tutte caratteristiche che i gatti hanno, eccetto Raimondo per quanto riguarda il coraggio. Sì, lo so che sembrano discorsi senza capo ne coda, ma vi assicuro che ce l'hanno, ce l'hanno.
domenica 16 novembre 2008
MaFaRtBiAo
Marta e Fabio si sposano. Forse l'ho già detto, oggi lo realizzo. Io fabio un po' l'ho sempre amato e un po' l'ho sempre odiato, un po' - da quando lo conosco - mi sento in competizione con lui, un po' mi mette in soggezione e un po' lo trovo troppo presuntuoso e un po' non ci credo. Quando ho saputo che si sarebbe trasferito in questa città ho tirato un forte respiro e mi sono sentita come a casa e tutto è stato più facile. E credo anche che Fabio mi voglia bene, a modo suo, come io gliene voglio a modo mio. Marta l'ho conosciuta un anno dopo Fabio, credo di averla vista la prima volta a Padova, poi di averci parlato qualche minuto a casa, sempre a Padova. Quando la guardi la prima volta ti sembra un pulcino spelacchiato, lì per lì non ti convince tanto, non la capisci mica. Quando poi l'ho conosciuta davvero, beh, da allora è cambiato tutto. E' stato come aprire una finestra la domenica mattina e accorgersi che c'è il sole. E' stato un po' come innamorarsi, e infatti anche Marta io un po' la amo e un po' mi dà sui nervi. Mi dà sui nervi quando crea casi di stato anche per le faccende semplici, però lei è fatta così. La amo perché è una su cui si può contare davvero, una che ti dice le cose come stanno e una con cui ragionare-ragionare-ragionare-ragionare-ragionare... anche Fabio è così e le volte che ci è capitato di discutere riflettendo su qualcosa è stato meraviglioso, se solo riuscisse atrattenere un poco la sua arroganza sarebbe fantastico. Di Marta mi piace la famiglia, i genitori. Sembrano un quadro scombinato di qualche artista di strada nel periodo concettuale della sua vita. Insomma, Fabio e Marta si sposano l'anno prossimo, forse il 5 settembre. E io un po' mi commuovo a pensarci, e per tantissime ragioni. E sono contenta che la vita sia tutta una trasformazione e che quello che era vero ieri domani non lo sarà più, che le crisalidi diventino farfalle e che due persone così si siano trovate e riconosciute e che ci siano individui capaci di capire la differenza fra giusto e sbagliato. E poi sono contenta perché quei due insieme si migliorano a vicenda, perché quando mi abbracciano sento calore ed è stupendo.
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